Morbo di Crohn: cellule Treg promettenti

I sintomi del morbo di Crohn possono essere ridotti se un antagonista del recettore alfa per l’acido retinoico (RARA) viene impiegato per indirizzare le cellule Treg all’interno dei tessuti intestinali infiammati, come emerge da uno studio preliminare effettuato da Graham Lord del Kings College London, che annuncia l’inizio di uno studio clinico su questa terapia entro 6 mesi.

Il morbo di Crohn è caratterizzato da uno squilibtio fra linfociti T regolatori ed effettori all’interno della mucosa intestinale, e lo studio era improntato a comprendere se una deviazione del traffico dei linfociti Treg contribuisse alla patogenesi del morbo di Crohn e se fosse possibile ripristinarne il corretto funzionamento.

Lo studio ha essenzialmente identificato un difetto primario nel numero di cellule Treg che esprimono la molecola enterotropa alfa4beta7, nonché le condizioni ottimali per indirizzare Treg autologhi altamente soppressivi e fenotipicamente stabili all’interno dell’intestino infiammato.

Queste cellule mantengono la propria funzionalità sia in vivo che in vitro, e pertanto rappresentano un’opzione terapeutica ottimale per una terapia cellulare del morbo di Crohn.

Il presente studio però è stato effettuato su tessuto intestinale murino, e non su tessuti umani, e quindi non è chiaro come questo trattamento potrebbe funzionare nella pratica clinica reale. Sono pertanto necessarie ulteriori ricerche non soltanto per confermare quanto riscontrato, ma anche per verificare che questo approccio all’induzione Treg sia sicuro e riduca efficacemente l’infiammazione intestinale nei tessuti umani.

Secondo alcni esperti, i medici dovrebbero sapere che il traffico dei linfociti T rappresenta un’area di indagine clinica nelle malattie infiammatorie intestinali. Per quanto il vedolizumab, un anticorpo monoclonale anti-integrina alfa4beta7, sian stato già approvato per l’impiego in queste patologie, una maggiore comprensione di queste cascate regolatorie specifiche T.cellulari e del modo in cui esse contribuiscono a mitigare l’infiammazione apporterà verosimilmente ulteriori opzioni terapeutiche.

(Gastroenterology online 2019, pubblicato il 30/1