L’intestino tenue è interessato in più della metà dei pazienti con morbo di Crohn al momento della diagnosi, e l’interessamento dell’intestino tenue ha un impatto negativo sugli esiti a lungo termine.

Molti pazienti presentano ripetutamente lesioni attive a livello dell’intestino tenue anche in presenza di remissione clinica. È stato dunque condotto uno studio per paragonare i reperti di enterografia RM e colonscopia.

E’ stato preso in considerazione un campione di 50 pazienti: 7 pazienti su 29 con remissione endoscopica presentavano un punteggio non inferiore a 50 sulla scala MaRIA.

Sia il punteggio alla scala MaRIA che quello alla scala SES-CD erano correlati alla necessità di incremento scalare del trattamento.

L’enterografia RM ha previsto la necessità di incremento scalare del trattamento anche nei pazienti in remissione endoscopica.

Per quanto non sia stata riscontrata alcuna correlazione fra i punteggi alle scale SES-CD e MaRIA nei pazienti con patologia struttante/penetrante o con inserzione ileale insufficiente, un punteggio elevato alla scala MaRIA risulta comunque correlato alla necessità di incremento scalare del trattamento nelle patologie strutturanti o penetranti.

Il punteggio alla scala MaRIA dunque predice la necessità di incremento scalare del trattamento nei pazienti in remissione endoscopica, il che indica che l’aggiunta dell’enterografia RM alla colonscopia convenzionale può risultare un metodo utile e non invasivo per monitorare il morbo di Crohn, specialmente in caso di patologia strutturante o penetrante. (PLoS One. 2019; 14: e0212404)

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